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Agnello a Pasqua: io non lo mangio ma è davvero la scelta giusta?



vi consiglio questo articolo, estremamente interessante di Antonello Cannas Professore Ordinario di Nutrizione ed alimentazione animale Dipartimento di Agraria Università di Sassari.

Nell’allevamento ovino e caprino da latte, che produce la maggioranza di agnelli e capretti consumati in Italia, si macellano, raggiunta una certa età, tutti gli animali maschi e parte delle femmine che eccedono la cosiddetta quota di rimonta, cioè il numero di femmine allevate per sostituire quelle a fine ciclo. Si tratta circa del 70-80% di agnelli e capretti nati ogni anno. Come noto (spero), per fare latte è necessario che le femmine partoriscano ed inizino la lattazione. Quindi gli agnelli e capretti (o vitelli) che vengono macellati ogni anno sono una produzione obbligatoria, necessaria per poter poi produrre il latte. Quindi se agnelli e capretti non venissero macellati ma “salvati”, come dice la LAV, il patrimonio ovi-caprino della Sardegna, che conta oggi poco più di 3 milioni di capi fra pecore e capre, ogni anno aumenterebbe di circa due milioni di capi. Se seguissimo da subito i suggerimenti della LAV, avremmo quindi 5 milioni di capi nel 2014, 7 milioni nel 2015, 9 milioni nel 2016, etc. etc. Questo ovviamente nell’ipotesi che le agnelle e le caprette “salvate” non si riproducano, altrimenti la crescita sarebbe esponenziale. Problema: chi paga gli alimenti a questi animali improduttivi? Ma soprattutto, dove troviamo gli alimenti? Dovremmo mettere a coltivazione ogni singolo terreno della Sardegna e distruggere tutti i pascoli che abbiamo (circa metà della superficie della Sardegna). Ciò salverebbe (temporaneamente) gli agnelli ed i capretti ma distruggerebbe l’ecosistema e con esso milioni di uccelli, roditori, volpi, etc. etc. Hanno questi animali meno diritti di agnelli e capretti? In realtà come suggerisce la LAV, loro gli agnelli ed i capretti (e più in generale, ovini, caprini, bovini, etc.) li vogliono far sparire dalla faccia della terra, forse relegandoli in qualche zoo. Infatti propongono in alternativa al consumo Pasquale di questi animali una dieta che chiamano vegetariana, ma che in realtà è vegana, basandosi strettamente solo su vegetali. Dovremmo quindi seguire una dieta nutrizionalmente (ed ambientalmente) molto discutibile. Anche tralasciando le importanti caratteristiche nutrizionali della carne, ed in particolare di quella di agnello e capretto (mangiata da tutti i nostri centenari…) e del latte, nonché gli effetti disastrosi sull’economia derivanti dall’azzeramento di un sistema che in Sardegna fa vivere centinaia di migliaia di persone, siamo sicuri che questo sia nell’interesse delle specie ovina e caprina e quindi di capretti ed agnelli? Siamo sicuri che sia nell’interesse della natura e dell’ambiente della Sardegna? Io ho molti dubbi e credo che ovini e caprini dovrebbero diffidare di chi dice di amarli cercando di farli sparire dalla faccia della terra.

 

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