Riprendo dalla domanda di Annetta e metto qua le nozioni che prendo da
http://parcapuane.it/anisn/sistemaliment.htm
Aggiungo una cosa: io i metati li ho visti sparsi per i boschi della Val di Nievole, sopra Pistoia e Pescia (PT). Così come ho imparato, da sempre, a fare i necci con le pietre, le foglie di castagno e il castelletto usato dalla mia nonna paterna.
Essicazione
Le castagne venivano essiccate nei metati, di solito costruiti nelle vicinanze dei paesi per facilitare la sorveglianza del fuoco nelle ore notturne. Il metato è una piccola costruzione in muratura di sassi, coperta da un tetto di lastre di pietra e suddivisa in due locali sovrapposti: in quello sottostante si manteneva acceso per circa un mese un modesto fuoco alimentato da grossi ciocchi di castagno cosparsi di pula (bucce di castagno dell’anno precedente), mentre in quello superiore, sopra un graticcio, venivano poste le castagne. Nel muro al di sopra dei graticci si trovava una finestra attraverso la quale venivano immesse le castagne da essiccare.
Il metato:
Le castagne, una volta essiccate, dovevano essere battute. Si procedeva in due modi:
Pestatura con sacchi: le castagne venivano messe in un sacco legato alle due estremità e due uomini le battevano ritmicamente, sopra un grosso ciocco di castagno, il ceppo. Sul sacco veniva messa una sostanza preparata con semola e acqua, la bozzina, per impedirne la rottura.
Pestatura con le mazzelanghe: le castagne ammucchiate per terra su una piccola aia, erano battute con la mazzalanga, uno strumento di legno formato da un bastone leggermente arcuato dotato, ad un’estremità, di un pesante disco di castagno piatto nella parte inferiore e leggermente convesso in quello superiore. I pestantini, girando intorno alle castagne, con movimenti coordinati sollevavano le mazzelanghe e le lasciavano poi ricadere di piatto sul mucchio che talvolta era coperto da sacchi di tela per ammortizzare i colpi. In tempi più recenti si pratica la pestatura a macchina.
Nettatura
al termine della pestatura manuale, per separare i residui della buccia dal frutto, i cosiddetti pesticci, era necessario “arbolare” e crivellare le secchine. Inoltre prima di portarle al molino venivano nettate: le castagne non commestibili erano date in pasto agli animali.
Macinatura
il mulino si trovava in prossimità dei corsi d’acqua di cui sfruttava l’energia per il funzionamento delle macine. La forza di caduta dell’acqua convogliata per mezzo della gora, faceva girare su se stessa una ruota verticale a pale che trasmetteva il suo movimento alle macine grazie ad una coppia di ingranaggi di legno capaci di trasformare il moto rotatorio da verticale in orizzontale. Le castagne venivano fatte passare dal locale di raccolta a quello della macinatura mediante una botola che le convogliava nella tramoggia, una specie di imbuto quadrangolare terminante in una cabaletta. Scendendo lungo la cabaletta cadevano dentro il foro centrale della macina e finivano tra la macina girevole e il piano fermo dove erano ridotte a farina.
Il procedimento di essiccazione