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		<title>Joomla! powered Site</title>
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			<title>Powered by Joomla!</title>
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			<title>Pan di Ramerino</title>
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			<description> Il pan di ramerino &amp;egrave; un panino morbido e dolce fatto con pasta di pane, uva sultanina (zibibbo) e rosmarino. &amp;Egrave; tradizione mangiarlo il Gioved&amp;igrave; Santo, quando i forni di Firenze e del territorio lo vendono gi&amp;agrave; benedetto dai parroci dei dintorni.Io li ho fatti l&amp;#39;altra sera, sono soffici e profumatissimi. Prima della ricetta, vorrei postare una parte di questo bellissimo di Elisabetta Gianni... Mancavano diverse cose nella nostra casa a cominciare dal riscaldamento, ma l&amp;rsquo;uva fresca, la serenit&amp;agrave; e l&amp;rsquo;allegria mai! Quando arrivava la primavera la nostra scorta era quasi finita e gli ultimi grappoli ormai appassiti servivano per arricchire i panini di ramerino che la brava Maria preparava nella giornata del Gioved&amp;igrave; Santo.Si sentiva prima lo sfregolio del ramerino nell&amp;rsquo;olio extraveegine di oliva; poi arrivava il profumo del soffritto. Da una parte sulla tavola di cucina c&amp;rsquo;era la grossa tazza gialla con l&amp;rsquo;acqua ed il lievito di birra e nella grossa insalatiera di coccio, colma di farina si aggiungeva un&amp;rsquo;po di zucchero. Noi bambini tutti intorno alla tavola attenti a non perdere il minimo passaggio con l&amp;rsquo;acquolina in bocca. Il lievito sciolto nell&amp;rsquo;acqua veniva impastato con la farina, lo zucchero, un uovo e il soffritto senza il ramerino che rimaneva in un angolo tutto abbrustolito come uno che ha dato tutto il meglio di s&amp;eacute;. Maria lavorava con pazienza il composto con mani abili e forti di donna semplice ma decisa. Alla fine veniva fuori una grossa palla di pasta profumata al rosmarino che mettevamo a lievitare vicino alla stufa economica ma la cosa pi&amp;ugrave; importante era il segno della croce sulla pasta simbolo cristiano sul pane inteso come il corpo di Nostro Signore. Il tutto veniva protetto da un asciughino e da una coperta di lana per mantenere il calore. Spesso impazienti sollevavamo la coperta per vedere se la pasta gonfiava. La buona Maria allora ci mandava a schiccolare l&amp;rsquo;uva. Anche questo ci piaceva specie a Matteo il pi&amp;ugrave; piccolo che per quell&amp;rsquo;uva nutriva una golosit&amp;agrave; particolare. Intanto col calore della cucina economica si ripeteva il miracolo della lievitazione e quando la coperta si sollevava un&amp;rsquo;po la mamma scopriva la zuppiera accompagnata dalle esclamazioni dei piccoli. La pallona di pasta veniva messa sulla tavola infarinata e impastata insieme ai chicchi d&amp;rsquo;uva poi si facevano delle palline di piccola dimensione il pi&amp;ugrave; uguali possibile e tutte allineate in fila distanziate le une dalle altre e tutte rigorosamente col segno della croce... </description>
			<category>La cucina regionale - Toscana - Dolci tipici</category>
			<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 15:13:34 +0100</pubDate>
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			<title>Informazioni utili</title>
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			<description>Il modo migliore per essere informato al meglio sui tuoi  consumi (http://clk.tradedoubler.com/click?p=52645 a=670110 g=16571406)   (http://www.internetbookshop.it/hmepge.asp?shop=1674)

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			<category>Annunci - Notizie flash</category>
			<pubDate>Mon, 09 Aug 2004 08:30:34 +0100</pubDate>
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